Vantaggioso sì, ma non nei termini in cui si crede
Qual è il valore di essere un giornalista e, insieme, gestire le strategie di comunicazione per le aziende: una domanda che sembra scontata, e di cui la risposta pare ancor più ovvia. Ma che così ovvia ma non è.
Mi spiego: non si tratta di benefici illeciti. Nemmeno di raccomandazione.
Si tratta di consapevolezza, di comprensione e di lucidità nei confronti delle logiche e delle necessità di un giornalista.
Quando ti trovi a fare ufficio stampa, ovvero a operare in rappresentanza delle aziende tue clienti, con l’obiettivo di costruire per loro una brand awareness o la brand reputation – a seconda del brief condiviso e per citare due esempi – ti trovi a interagire con professionisti che di lavoro selezionano le notizie, approfondiscono temi meritevoli, capiscono come attraversarli a seconda del taglio del giornale per cui lavorano.
È un rapporto ciclico, quello del press officer con il giornalista.
Ma, se non lo tieni a mente, ti viene facile pensare all’editor come una macchina che svolge un lavoro puramente operativo e meccanico. Ti viene immediato pensare a cose come: “Eh beh, uno spazio lo potrà pur trovare per noi”. Anche questo, non è così scontato.
È qui che interviene la competenza e l’esperienza della PR firm che rappresenta l’azienda.
Essere giornalista, nello specifico, e aver maturato esperienza in redazione o tramite collaborazioni, permette di conoscere a fondo tre asset basilari e indispensabili:
• le tempistiche, perché interagire con una redazione mensile è nettamente differente rispetto a un settimanale;
• la precisione e la concretezza del contenuto, perché per una beauty clinic NON è una SPA J
• il linguaggio, inteso nella sue infinita possibilità: tono, accuratezza, parole…
Ultimo, ma non per importanza, la capacità di espressione: scrivere, farlo chiaramente, costruire una narrativa efficace. È fondamentale.