Quando le recensioni diventano strumento di crescita
Quello che ci piace molto, moltissimo del rapporto con i clienti, è la costruzione nel tempo di un rapporto di fiducia.
Si tratta di quel tipo di interscambio professionale e, sempre, anche umano, che pone in secondo piano la diffidenza e porta alto il senso di appartenenza a un modus operandi in cui ci si riflette. Naturalmente, personalità e ideologie prescindono da questa parola così importante: fidarsi non significa accettare ciecamente, bensì sapere di condividere un approccio, una visione, un valore.
Ed è proprio qui, che cade un tema importantissimo: quello del feedback. Fiducia significa, infatti, anche sapere di poter aprire dialoghi trasparenti, onesti. All’insegna di una condivisione che guarda avanti per entrambi i player.
È un esercizio d’analisi.
È, soprattutto, un atto restitutivo, come solo il riscontro lo sa essere.
Ci piace e ci è utilissimo, quando un cliente o un interlocutore più in generale, ci restituisce in modo chiaro cosa ha funzionato, cosa non ha funzionato. Cosa gli è piaciuto, cosa vorrebbe migliorare.
Complimenti non sono, riconoscimento oggettivo sì. Critiche nemmeno, analisi costruttive sì.
Dovrebbe essere prassi, secondo il nostro punto di vista, che al termine di un progetto o lungo il suo corso, ci sia un confronto trasparente.
Aiuta su infiniti aspetti: aiuta a migliorare, a correggere, a riconoscere, a gratificare, a riflettere. In ogni caso, a guardare avanti con un pezzettino di consapevolezza in più.
E se la parola è quella di un partner professionale con cui si è instaurato un rapporto, il feedback non può che essere sincero.
Anche da parte dei media, succede di ricevere un feedback rispetto a qualcosa che funziona tantissimo, o a qualcos’altro che non va, che è da correggere.
Ci piace! Fatelo! È una voce preziosa per noi.